La capacità mentale e l’apprendimento

Imparare il linguaggio verbale, imparare a contare, a riconoscere le lettere e a leggere le parole richiede fatica? Se si prova a pensare al proprio passato scolastico e se si guarda alla maggioranza dei bambini la risposta è decisamente negativa: tutte queste abilità vengono apprese senza sforzo, in un tempo relativamente breve e nessuno di noi ha un ricordo consapevole di aver fatto fatica.

Risulta comune il ricordo di aver faticato a imparare alcuni concetti, a trovare la soluzione di alcuni problemi, ad applicare formule appropriate ecc.

Quindi potremmo dedurre che per apprendere le abilità di base in genere non è richiesta fatica, mentre per realizzare costrutti cognitivi complessi (comprendere un teorema o risolvere un problema) bisogna applicarsi e questo richiede sforzo, fatica.

Pascual-Leone, neurologo canadese, la definisce “mental capacity”, intendendo il numero di schemi che un individuo riesce a tenere a mente simultaneamente per risolvere un compito. Le neuroscienze ricordano che questo è possibile se le componenti di abilità sono automatizzate. Solo in questo caso il soggetto può recuperare a piacere gli schemi che gli servono e tenerli a disposizione per il tempo necessario, integrandoli con altre informazioni nuove o andandole a modificare.

Tutti noi abbiamo sviluppato l’idea che per raggiungere buoni risultati scolastici ci voglia fatica. Il successo richiede applicazione.

La conseguente domanda allora è questa: la comprensione del testo è uguale per chi legge fluentemente e per un dislessico? La risposta è quasi scontata ed è negativa. Coloro che hanno buona padronanza con le abilità automatizzate non consumano risorse nelle abilità strumentali e possono indirizzare tutte gli sforzi verso la parte strategica. La loro capacità mentale è poco occupata dal riconoscimento delle parole o dal recupero dei calcoli e lo spazio è quasi tutto a disposizione della manipolazione.

Gli allievi con DSA consumano molte risorse nelle componenti strumentali e spesso non riescono ad affrontare i costrutti cognitivi per sovraccarico della capacità mentale, quasi tutta occupata nella correzione degli errori di lettura o nel trovare i risultati del calcolo, con poche possibilità di manipolare e rimanipolare con prontezza le varie componenti.

In poche parole i bambini con DSA fanno fatica nelle componenti in cui tutti gli altri non consumano risorse. La loro mental capacity è potenzialmente uguale a quella degli altri, ma viene usata in modo diverso. Gli strumenti compensativi consentono di riequilibrare questa anomalia e ridurre lo sforzo nelle componenti di abilità. Gli insegnanti che non capiscono questa importante necessità e negano l’uso degli strumenti compensativi creano una diseguaglianza e un danno allo sviluppo dei loro allievi.