IL DISTURBO OPPOSITIVO PROVOCATORIO

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Articolo apparso sul sito www.youerduaction.it

 

La caratteristica fondamentale del Disturbo Oppositivo Provocatorio è una modalità ricorrente di comportamento negativistico, provocatorio, disobbediente, ed ostile nei confronti delle figure dotate di autorità che persiste per almeno 6 mesi ed è caratterizzato da frequente insorgenza di almeno uno dei seguenti comportamenti: perdita di controllo, litigi con gli adulti, opposizione attiva o rifiuto di rispettare richieste o regole degli adulti, azioni deliberate che danno fastidio agli altri, accusare gli altri dei propri sbagli o del proprio cattivo comportamento, essere suscettibile o facilmente infastidito dagli altri, essere collerico e risentirsi, o essere dispettoso o vendicativo.

Per definire il Disturbo Oppositivo Provocatorio, i comportamenti devono manifestarsi più frequentemente rispetto a quanto si osserva tipicamente nei soggetti di età e livello di sviluppo paragonabili e devono comportare una significativa compromissione del funzionamento sociale, scolastico, o lavorativo.

Questo comportamento diventa in genere più evidente e “problematico” con l’ingresso a scuola, quando aumentano cioè le richieste di adattamento alle regole.

Questi bambini:

  • litigano frequentemente con i pari
  • sfidano richieste e limiti posti dagli adulti
  • sono collerici, accusano gli altri se rimproverati, mostrano rancore e offendono

Il soggetto affetto dal DOP non vive una vita felice e serena, non è contento del  suo modo di essere e si duole per le opinioni che le altre persone hanno di lui.

L’immagine che ha di sé è molto svalutante, si considera un incapace, indegno  dell’amore altrui e crede che nessuno mai gli potrà essere amico.

Si sente  rifiutato, ma sa di essere lui stesso la causa del suo isolamento e così sviluppa  livelli molto bassi d’autostima e spesso anche dei Disturbi dell’Umore.

Se qualcuno gli si avvicina per instaurare un rapporto, anziché esserne felice, si  mostra diffidente e reagisce con il suo repertorio di comportamenti ostili, come a  voler mettere alla prova le intenzioni del suo interlocutore.

È come se gli chiedesse “Mi vuoi bene anche se ti dimostro che non valgo niente, anche se ti faccio vedere che mi sono preso gioco di te? Mi vuoi bene anche se io stesso sono sicuro di essere un buono a nulla, e sono certo che nessuno mi potrà mai amare?”.

 

Il soggetto DOP, quindi, è convinto che anche chi cerca di avvicinarsi a lui in veste d’amico, chi dice di volergli bene e di volerlo aiutare, alla fine, imparando  a conoscerlo cambierà idea e lo lascerà nuovamente solo, quindi è bene mettere  subito alla prova queste persone, verificare il loro grado di sopportabilità, perché  tanto anche loro impareranno ad odiarlo ed è meglio che questo accada prima  che egli si illuda di poter ancora ricevere affetto.

Partiamo da cosa non fare, ossia da alcuni “errori educativi” comuni, da evitare perché possono facilitare l’insorgenza  o il mantenimento di condotte oppositivo-provocatorie:

  • permissivismo: la mancanza di regole definite impedisce al bambino di capire quali saranno le risposte dell’adulto alle sue azioni;
  • incoerenza: alternare punizioni e ricompense senza una ragione chiara, lasciandosi condizionare dal proprio stato d’animo (piuttosto che dall’oggettivo comportamento del bambino) lo disorienta;
  • iperprotezione:il controllo genitoriale eccessivo ostacola la crescita socio-cognitiva del bambino che, insicuro, può reagire con atteggiamenti di ribellione e sfida dell’autorità adulta;
  • uso eccessivo delle punizioni: ponendosi come modello d’apprendimento, la punizione rafforza la tendenza del bambino a risolvere i conflitti e imporre la propria volontà attraverso l’aggressività.

E ora, cosa fare:

  • concordare e far rispettare poche regole chiare che tutti dovranno osservare in casa o a scuola,  evitando,se possibile, la forma negativa (es.:  “parlare a voce bassa” invece di “non gridare”);
  • preferire i rinforzi positivi (per i comportamenti positivi, anche piccoli, che conducono alla condotta desiderata) alle punizioni e darli in breve tempo, altrimenti l’effetto comportamentale svanisce;
  • scegliere le punizioni (comunque mai fisiche) solo per comportamenti molto gravi (esplicito danno verbale o fisico agli altri);

 

  • preferire sempre la perdita di un privilegio (es. uscire o usare il pc) alla punizione (es. fare qualcosa di spiacevole);

 

  • ignorare le “esibizioni” del bambino, ossia rimuovere il rinforzo derivante dall’attenzione fornita;

 

  • spiegare al bambino le motivazioni che rendono inadeguata la sua condotta, senza formulare giudizi (per non gravare sulla sua già bassa autostima) e suggerire modalità alternative indicandone i vantaggi;

 

  • Attenuare o modificare l’esposizione alle situazioni che normalmente conducono a comportamenti oppositivi.

 

Ogni comunicazione (regole, comandi, rimproveri) deve essere data nel modo più possibile diretto, chiaro e semplice, senza formulare giudizi sulla persona.

Ricordarsi di dare il “buon esempio”. Siamo il suo principale modello. Una risposta stizzita o aggressiva non fa che rinforzare il comportamento