Auto svezzamento (alimentazione complementare a richiesta)

Il bambino alla nascita ha bisogno di latte e dopo i sei mesi di vita il piccolo comincia a guardare anche i nostri cibi. si dice allora che è arrivato il momento dello svezzamento: “svezzare” deriva da “vezzo” che vuol dire vizio e quindi svezzare prende significato di togliere un vizio, che poi sarebbe quello di succhiare. Ma siamo sicuri che sia un vizio e non una necessità? Quando esattamente diventa un vizio? C’è forse una data stabilita, una specie di scadenza? E chi l’ha stabilita questa scadenza? La natura, l’evoluzione? Certamente no, perché se così fosse, questa scadenza sarebbe da sempre uguale per tutti, invece cambia da un Paese all’altro e da un momento storico all’altro. Questo cambiamento deve essere un fatto spontaneo nel momento in cui ciascun bambino sceglie di allargare la sua sfera di interessi oltre il semplice succhiare. Allora forse sarebbe più opportuno sostituire alla parola svezzamento la parola alimentazione complementare a richiesta, cioè introduzione di alimenti solidi quando il latte non basta più.

La nostra cultura popolare trascina ancora alcuni preconcetti come ad esempio l’insorgenza di allergie in bambini che vengono sottoposti precocemente ad alimenti solidi o inusuali: l’ipotesi si è poi rivelata falsa perché la sensibilizzazione agli alimenti avviene prima della nascita e la loro somministrazione dopo aiuta invece a diventare tolleranti nei riguardi degli alimenti stessi. Un’altra preoccupazione delle madri é che i bambini non mangino mai abbastanza, evento che non si verifica praticamente mai: basta lasciar fare ai bambini e tollerare transitorie e inspiegabili diminuzioni dell’appetito che passeranno da sole.

La scienza dell’alimentazione moderna sta riscoprendo che naturale è buono ed è bello e che l’appetito è un istinto vitale primario che è sempre sufficiente e che la scelta spontanea istintiva è statisticamente sempre la migliore. Vi cito a titolo di esempio l’esperimento del 1928 di Clara Devis, una ricercatrice di Chicago. Il dubbio di questa ricercatrice era che i bambini mangiassero poco e male perché costretti a rispettare rigidamente le dosi che la scienza nutrizionale dell’epoca considerava adeguate per loro, impedendo la loro libera sperimentazione, privati di quindi della loro capacità istintiva di aggiustare la dieta a seconda delle proprie individuali necessità. Studiò allora 15 bambini tutti intorno ai sei mesi di età e fece in modo che questi potessero procurarsi liberamente il cibo scegliendo tra 32 alimenti diversi di origine animale, vegetale, sia cotti che crudi, più acqua e sale. I bambini incominciano a mostrare interesse per ogni cosa che vedevano, compresi la tovaglia, i piatti e le posate e poi a indicare un cibo piuttosto che un altro.

Il personale di assistenza offriva quanto richiesto. Il bambino accettava, assaporava e poi richiedeva la stessa cosa o cambiava obiettivo. Pian piano ogni bambino sviluppava i suoi gusti e le sue preferenze, senza per questo restringere di molto la varietà dei cibi richiesti. Queste annotazioni sono continuate per tre volte al giorno per sei anni. Alla fine dell’esperimento tutto risultò ricadere nei limiti definiti corretti dalle tabelle nutrizionali.

Vediamo allora 7 semplici regole da seguire nell’alimentazione complementare a richiesta:

  1. Tenere sempre il bambino a tavola con i genitori non appena è in grado di stare seduto con un appoggio sul seggiolone o in braccio.
  2. Alimentare con solo latte fino al compimento dei sei mesi, come raccomandato dall’ Organizzazione Mondiale della Sanità.
  3. Aspettare le richieste di cibo da parte del bambino.
  4. Soddisfare qualsiasi richiesta sempre e ovunque, purché si tratti di cibo idoneo secondo i genitori.
  5. Smettere gli assaggi se il bambino smette di chiederli o se il pasto della famiglia è finito.
  6. Non cambiare ritmi e durata dei pasti dei genitori.
  7. L’allattamento materno prosegue a richiesta fin quando la mamma e il bambino saranno entrambi d’accordo a continuarlo.

 

É stato dimostrato che di fronte a un’ampia varietà di alimenti i bambini sanno bilanciare perfettamente le loro necessità, autoregolandosi non solo nelle quantità ma anche nella scelta dei vari nutrienti. Ci fidiamo della capacità di autoregolarsi di un neonato, perché non dovremmo fidarci di un bambino più grande?

La responsabilità del genitore è quindi quella di variare la dieta ricordandosi di non far mai mancare frutta e verdura.

Le buone abitudini si acquisiscono fin da piccoli. La strategia vincente per instaurare queste buone abitudini é che i genitori per primi si alimentino correttamente. L’introduzione di nuovi alimenti nella dieta del bambino sarà quindi una buona occasione per eventuali miglioramenti dietetici per tutta la famiglia.

 

PER DOMANDE O APPROFONDIMENTI VI INVITIAMO A CONTATTARCI E FISSARE UN APPUNTAMENTO CON LA NOSTRA DIETISTA NUSTRIZIONISTA