Accettazione dell’altro

Quello che da sempre colpisce chi, nella pratica quotidiana in campo educativo, si trova in presenza di bambini piccoli, ancora non “inquinati” da concetti di normalità /diversità, è come essi siano naturalmente curiosi e disponibili a conoscere e interagire con i loro pari “normodotati e non”.toscani-razzismo
E’ tra i tre e i sei anni  che è possibile, da parte degli adulti, impedire il formarsi dei pregiudizi e delle diffidenze nei confronti dei compagni “diversi” per fare in modo che i bambini crescano accettandoli facilmente come parte di loro, stabilendo con lui relazioni significative.
Se gli adulti di riferimento hanno paura e vivono con disagio la diversità innescano anche nei bambini le stesse difficoltà, gli stessi disagi e diffidenze.

Le classi integrate arricchiscono ogni bambino dandogli l’opportunità di imparare dagli altri, di occuparsi degli altri e di acquisire inclinazioni, abilità e valori necessari per sviluppare l’autostima e il rispetto delle altre persone.
I bambini che vivono in classe con compagni disabili elaborano una maggiore maturità sul piano emotivo e cognitivo.
Per i bambini disabili, viceversa, stare con i compagni “normodotati”, aumenta la voglia di fare, di imitare, di emulare e quindi di imparare.
Si rende perciò necessario un percorso che aiuti i bambini ad accettare il diverso senza paura e senza la mistificazione del “siamo tutti uguali”, che non serve a riconoscere né la propria originalità né quella del bambino con bisogni educativi speciali.

Quando l’adulto imposta la sua relazione educativa mettendo in primo piano la conoscenza della persona, allora tutti i bambini hanno concrete possibilità di sviluppare le proprie potenzialità e risorse in un contesto accogliente e sereno.
Rinforzare la predisposizione naturale dei bambini a convivere con l’altro non può che essere il terreno più fertile in cui le potenzialità trovano la possibilità di crescita.

Con l’avvento della scuola l’interesse e lo scambio nei confronti dell’altro purtroppo viene sempre più frustato.
Solitamente ciò che un insegnante dice ai suoi alunni è:
– Non badare a cosa fanno gli altri
– Stai zitto
– Non copiare
– Ascoltami, non ascoltare i compagni

La scuola non sempre insegna a collaborare né a cooperare e il lavoro di gruppo spesso viene solo parzialmente proposto.
Cooperare significa lavorare insieme per raggiungere obiettivi comuni. Ogni individuo cerca di perseguire dei risultati che vanno a vantaggio suo e di tutti i compagni.
L’apprendimento cooperativo è un approccio didattico e educativo che utilizza sistematicamente piccoli gruppi in cui gli alunni lavorano insieme per migliorare reciprocamente il loro apprendimento.
Non è né competitivo né individualistico e può essere applicato a ogni compito e ogni materia.
Come spesso accade, sono gli adulti di riferimento a creare le basi per una corretta accettazione dell’altro nel futuro del bambino, sia a casa che a scuola. Cerchiamo di ricordarcelo sempre nel nostro ruolo di educatori.